The Irishman e l’arte di far innamorare

Le nuove immagini del film rilasciate di recente da Netflix sono state capaci di rievocare sensazioni appartenenti ad un passato colmo di capolavori indimenticabili, dimostrando quanto Scorsese riesca ancora ad incantare anche solo scostando di poco il sipario.
L’amore è un sentimento, ma anche… Arte.
Statisticamente ci si dovrebbe innamorare tre volte nella vita, sempre in corrispondenza di una nuova tappa nella crescita personale. Di certo però, all’interno dei dati statistici, non rientra ciò che può suscitare l’ammirazione verso un qualcosa di tanto inanimato quanto impregnato di una carica poetica senza tempo, atta a far ripercorrere, nella mente di chi l’osserva, periodi in cui l’essenza dell’infatuazione per una pellicola cinematografica era presente e costante più che mai.
Le due immagini del nuovo film di Martin Scorsese, “The Irishman“, si può dire abbiano suscitato in noi esattamente le stesse sensazioni descritte in precedenza. Ma com’è possibile che un paio di attimi fotografati di quello che sarà un prodotto ambizioso e nelle sue dinamiche molto vasto, possa provocare un tale scombussolamento sensoriale? Se vi state ponendo questa domanda, allora è probabile abbiate sbagliato blog, perché per un amante del cinema è impossibile non tornare indietro nel tempo anche solo dando un fugace sguardo al lavoro del regista Newyorkese.
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Già da quanto si può vedere qui sopra, si intuisce come l’atmosfera ed il contesto ricalchino in pieno un grande classico del genere gangster movie come “The Untouchables“. I due protagonisti, Jimmy Hoffa (Al Pacino) e Frank Sheeran (Robert De Niro), a braccetto scortati dalle forze dell’ordine cercano di sottrarsi all’assedio ed alle domande dei cronisti che li circondano. Una scena inequivocabilmente densa, frutto di un percorso cinematografico che ha segnato un’epoca e che tutt’oggi, da quel che si intuisce, può ancora regalare enormi soddisfazioni.
Non a caso, per donare al mondo un primo sguardo dell’opera, sono state scelte due immagini diametralmente opposte in quel che vogliono trasmettere, ma allo stesso tempo uguali nell’eleganza offerta. Nella prima, in particolare, si percepisce un senso di caos contenuto, racchiuso in un campo visivo piccolo ma potente, ripreso dal basso, come a voler provocare nello spettatore una percezione di estrema grandezza della scena.
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La seconda immagine rilasciata è già iconica. Un sorridente Russel Bufalino (Joe Pesci) e Frank Sheeran, a colloquio all’interno di quello che ha tutto l’aspetto di un pub stile irlandese. Il bancone in legno, le foto appese alla parete, l’atmosfera intima, cupa e carica di tensione allo stesso modo, sono tutte caratteristiche ritrovabili nei grandi capolavori che hanno segnato il genere. Uno su tutti, anche solo per Chi si trova sullo schermo, è senza dubbio Good Fellas – Quei Bravi Ragazzi –, diretto sempre da Scorsese, che valse l’Oscar come miglior attore non protagonista allo stesso Pesci.
La quasi pacatezza della foto va in netto contrasto con l’immagine vista in precedenza, ma nonostante ciò le due sono accomunate da una pulizia visiva non indifferente. Un qualcosa di evoluto rispetto ai canoni storici del genere, che però ben si sposa con la sfrontata eleganza che contraddistingue il regista nel raccontare le varie storie.
Sebbene il film non sia altro che un adattamento del libro I heard you paint houses, biografia del veterano della Seconda Guerra Mondiale Frank Sheeran, divenuto poi sicario con rapporti all’interno di diverse cosche mafiose, la metà del racconto vedrà l’utilizzo massiccio di VFX allo scopo di ringiovanire i volti dei protagonisti. Una peculiarità questa, che ha preoccupato molto Martin Scorsese durante tutto il tempo necessario alla post produzione, in quanto il rischio sarebbe quello di ritrovare sullo schermo delle imperfezioni facciali troppo palesi per poter considerare l’effetto speciale come naturale. Il timore di un cattivo risultato è più che altro dovuto al modo in cui i fatti verranno narrati, ovvero non cronologicamente ma con sbalzi temporali tali da poter paragonare spesso e volentieri l’aspetto di Pacino e De Niro ringiovanito con quello reale. Il regista ha per questo preteso un’altissima cura dei dettagli, affinché soprattutto occhi e rughe vengano ricreati minuziosamente.
Un lungometraggio che quindi andrà a coprire un arco temporale piuttosto ampio, lungo decenni, in cui sarà proposta una ricostruzione dei fatti riguardanti la scomparsa del sindacalista Jimmy Hoffa, tutt’oggi avvolta nel mistero. Ai già citati Robert De Niro (alla nona collaborazione con M.S.), Al Pacino e Joe Pesci (sul set dopo otto anni d’assenza), si è unito un altro premio Oscar, lo sceneggiatore Steven Zillian (Schindler’s list). A loro il compito di riportare il gangster movie made in Scorsese ad alti livelli, dopo l’ottimo The Departed, ultimo lavoro del regista nel medesimo genere.
The Irishman verrà distribuito direttamente da Netflix ad ottobre e all’inizio dello stesso mese proiettato in anteprima al New York Film Festival. Kent Jones, direttore dell’evento, ha avuto il privilegio di guardare il film anticipatamente, definendo l’opera maestosa, girata da un maestro con controllo totale sull’arte del cinema che ha saputo rendere il tutto straordinariamente singolare. Jones ha poi concluso sottolineando come la prima reazione subito dopo averlo guardato sia stata di rivederlo. Quale augurio migliore, quindi?



